Ragazza albanese convocata in Nazionale azzurra

Aida Xhaxho si tinge di azzurro: “Quell’urlo nella carrozza numero 8…”

L’italo-albanese racconta a Sportag le emozioni della storica convocazione in nazionale
aida-xhaxho

Immaginate la carrozza di un treno. Carrozza numero 8, per l’esattezza. Tutti gli “inquilini” sono collegati in diretta streaming sul sito della Divisione calcio a 5, in attesa di conoscere le convocazioni del primo storico raduno della nazionale di futsal femminile. Quando viene pronunciato il nome di Aida Xhaxho, la carrozza esplode di gioia. Perché su quella carrozza c’è anche lei, Aida.

“Non è facile descrivere quello che ho provato, abbiamo esultato insieme in treno ed è stato bellissimo così”, confessa Aida Xhaxho, talentuosa giocatrice dell’Isolotto Firenze, nata in Albania ma cresciuta in Italia. “Vedere un cognome con cosi tante X su una maglia azzurra potrebbe suscitare qualche dubbio, me ne rendo conto, – spiega simpaticamente la Xhaxho – io sono nata in Albania e sono felicissima di questo, ma è anche vero che la mia vita l’ho orientata in Italia, mi sono formata in questo paese, ho trascorso qui l’intera infanzia e mi sento parte di esso a tutti gli effetti”.

Aida ha iniziato a tirare calci a un pallone sin da piccola, nella sua Ascoli Piceno: “In quei campetti trascorrevo circa 7 ore al giorno insieme agli amici e ai miei due fratelli. Mia madre diceva sempre che la mia era una vera e propria giornata lavorativa, 7 ore su un campo di calcio…”. Calcio a 11 e poi futsal, con 4 anni di serie A. Simpatia contagiosa e un sinistro niente male: “Nominare MaraDONNA (Aida gioca con il nome del Pibe de Oro) sarebbe troppo semplice, se vuoi sapere un mancino coi fiocchi ti dico Recoba“.

Una passione che è diventata qualcosa di ancor più grande. Ma guai a parlarle di sacrificio: “In molte interviste leggo questa parola, – continua Xhaxho – io non la userei mai e poi mai! Sì, è vero, a questi livelli il sacrificio esiste, ma personalmente credo che per me non sia mai stato un peso indossare scarpette e divisa per scendere in campo. Anzi, ogni volta che lo faccio, i muscoli della bocca si attivano inconsciamente dando come risultato un grande sorriso”. Il motore di tutto è l’amore: “Sono innamorata di questo sport, forse è proprio questo amore che mi sta facendo togliere tutte queste soddisfazioni, dall’arrivo a Firenze alla chiamata per il primo raduno della storia della Nazionale femminile di futsal”.

Albanese di origini ma azzurra al… 99 per cento. Come ci si sente a indossare quella maglia? “Sento il petto gonfio di responsabilità, ma anche dell’onore di rappresentare l’Italia, per me, per le mie compagne e per tutte coloro che coltivano questo sogno e tiferanno per noi da casa. Farò di tutto per meritarmela, so che non sarà facile e che dovrò crescere ancora tantissimo, ma per me questo non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza. Siamo soltanto all’inizio…”. /Sportag.it/

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