De Biasi: La prima sera in Albania ho messo la sedia davanti alla porta della camera per paura di essere derubato

 Gianni De Biasi me plis

Gianni De Biasi ritorna a Brescia: «Baggio e Albania, le mie imprese»
l’allenatore Gianni De Biasi, risponde alle domande di Ricky Barone.
di Andrea Croxatto

Ci parli dell’uomo che ha vinto la sfida impossibile con la nazionale albanese.
«Non saprei chi sia quest’uomo, forse un marziano, chissà – scherza (ma non troppo) De Biasi -. In effetti con l’Albania ho raggiunto un traguardo che all’inizio sembrava davvero impossibile, e cioè portarla agli ultimi Campionati europei, sfidando ogni pronostico. Ho provato una sensazione meravigliosa».

Però di recente ha dato le sue irrevocabili dimissioni. Perché questa scelta?
«Avevo capito che si era chiuso un ciclo, così ho pensato di andarmene nel miglior momento possibile, non certo per la crisi di risultati, in un girone dove Spagna e Italia stanno dominando senza rivali. Credo che il nuovo allenatore Cristian Panucci possa lavorare seriamente».

Cosa può consigliargli?
«Io e Cristian ci siamo più volte confrontati e posso solo dirgli di andare avanti per la sua strada e di lavorare con serenità, senza strafare e bruciare le tappe».

Aveva pregiudizi sull’Albania?
«La prima sera in albergo ho messo la sedia davanti alla porta della camera per paura di essere derubato. Oggi lo dico sorridendo, perché col passare del tempo ho imparato ad amare gli albanesi: lì ho visto poca violenza, al contrario di alcuni ricchi Paesi occidentali».

Quali altre imprese impossibili vuole ricordare mister De Biasi?
«Ricordo quando presi la panchina del Modena, in quel momento ultimo in classifica, e lo portai subito dalle serie C alla serie A, raggiungendo infine la salvezza nella massima categoria con un gruppo di ragazzini già uomini».

A proposito di grandi uomini…Roberto Baggio?
«E’ stato un onore essere il suo ultimo allenatore. Baggio aveva diversi problemini fisici, eppure rimase sempre un fuoriclasse».

Zeman ha detto: «Tutti si baciano la maglia, ma la maggior parte recitano».
«Difatti sono cambiati i valori. Oggi contano i soldi e l’immagine».

Senza contare i tatuaggi, moda che ha omologato tutti. Anche lei?
«Assolutamente no, né io né i miei familiari. Magari siamo noi quelli “non” normali”».

/brescia.corriere.it/

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